Nel mondo degli appalti pubblici, fare squadra è spesso la mossa vincente. Ma non tutte le alleanze nascono uguali. C’è una bella differenza tra un’unione temporanea, pensata per un singolo progetto, e un legame più profondo e duraturo: il consorzio stabile. Quest’ultimo rappresenta una vera e propria entità strutturata, un soggetto con una sua identità precisa. Ma cosa serve, nel concreto, per essere definiti “stabili“?

I pilastri della stabilità: la struttura comune
Allora, da dove si comincia? Il cuore pulsante di un consorzio stabile è la sua “comune struttura d’impresa”, come la definisce il Codice dei Contratti Pubblici (D.Lgs. 36/2023). Non si tratta solo di una stretta di mano o di un accordo su carta. Parliamo di un’organizzazione reale, nata per operare insieme sul mercato in modo continuativo, non solo per l’occasione.
Pensala così: non è un gruppo di musicisti che si riunisce per un solo concerto, ma una vera e propria band con una sala prove, strumenti condivisi e un progetto musicale a lungo termine. Questa struttura deve essere formalizzata con un atto costitutivo che, secondo le linee guida dell’ANAC (Autorità Nazionale Anticorruzione), deve esistere da almeno un anno prima della pubblicazione del bando di gara. Un anno. Un tempo che serve a dimostrare che l’unione non è un’improvvisazione, ma una scelta strategica ponderata.
Questo legame, inoltre, deve avere una durata minima, solitamente fissata nello statuto, che testimonia l’intenzione di collaborare per un periodo significativo. Un impegno che va ben oltre la singola commessa.
Ma quindi, chi mette i muscoli?
Una volta chiarito che serve una struttura solida, la domanda sorge spontanea: come si dimostra di avere le capacità tecniche ed economiche per partecipare a una gara? Qui entra in gioco un meccanismo affascinante e distintivo del consorzio stabile.
A differenza di altre forme di aggregazione, il consorzio stabile si qualifica attraverso un principio di “cumulo alla rinfusa”. Che parolona, vero? In pratica, il consorzio somma i requisiti di qualificazione di tutte le imprese consorziate e li usa come se fossero i propri. Se l’impresa A ha la qualifica per una certa lavorazione e l’impresa B per un’altra, il consorzio le possiede entrambe.
È un po’ come se, per formare una squadra di supereroi, non si guardasse al singolo potere di ognuno, ma alla forza complessiva del gruppo. Il consorzio ottiene la sua attestazione SOA (la certificazione necessaria per partecipare a gare di lavori pubblici) proprio sulla base di questa somma. Le singole consorziate, poi, indicheranno per quali lavori metteranno a disposizione le proprie competenze, ma è il consorzio, come entità unica, a presentarsi davanti alla stazione appaltante. Un corpo unico, con tante anime operose al suo interno. Un corpo che dimostra, con la sua stessa esistenza, di essere nato per durare.
Il tema è complesso e ricco di sfumature legali, ma speriamo questa panoramica ti abbia offerto una bussola per orientarti. La scelta di creare o aderire a un consorzio stabile è un passo strategico che merita un’analisi attenta.