Chi segue le notizie economiche della Campania conosce bene il tema delle imprese che cercano mercati fuori dall’Italia. Fra le destinazioni che tornano spesso in queste conversazioni c’è Dubai, quasi sempre accompagnata dalla stessa frase: negli Emirati “non si pagano tasse”.
È una semplificazione. Ed è quella che crea più problemi a chi parte.
Le imposte negli Emirati sono più leggere di quelle italiane, ma esistono, e soprattutto esistono gli obblighi che le accompagnano: contabilità, registrazioni, dichiarazioni, controlli. In questo articolo vediamo quali sono, con i numeri ufficiali, e perché la figura del commercialista locale non sparisce affatto.

La corporate tax: zero sotto la soglia, nove per cento sopra
Dal 2023 gli Emirati Arabi Uniti applicano un’imposta federale sul reddito delle società. La norma di riferimento è il Decreto legge federale n. 47 del 2022, che si applica ai periodi d’imposta iniziati a partire dal 1° giugno 2023, come indica il Ministero delle Finanze emiratino.
Il meccanismo è semplice da descrivere. Il portale ufficiale del governo indica un’aliquota dello 0% sul reddito imponibile fino a 375.000 dirham e del 9% sulla parte che supera quella soglia.
Facciamo un esempio. Una piccola società di servizi con un utile di 300.000 dirham resta sotto la soglia e non versa imposta. Se l’utile sale a 500.000 dirham, il 9% si calcola solo sui 125.000 eccedenti: 11.250 dirham.
Il punto che molti sottovalutano è un altro. Pagare zero non significa non avere obblighi. Anche la società che resta sotto soglia deve registrarsi, tenere i conti e presentare la dichiarazione annuale sul portale EmaraTax gestito dalla Federal Tax Authority, l’agenzia federale delle imposte.
L’IVA al 5% e le due soglie di registrazione
La seconda imposta da conoscere è l’IVA, che negli Emirati si chiama VAT e ha un’aliquota ordinaria del 5%. Qui la regola è diversa da quella italiana, dove la partita IVA si apre prima di cominciare a lavorare.
Negli Emirati la registrazione dipende dal volume d’affari. Secondo la Federal Tax Authority diventa obbligatoria quando le forniture imponibili e le importazioni superano 375.000 dirham negli ultimi dodici mesi, oppure quando si prevede di superarli nei trenta giorni successivi. Sopra i 187.500 dirham la registrazione è facoltativa, e nel calcolo di questa seconda soglia entrano anche le spese imponibili.
Una soglia uguale, quindi, per due imposte diverse. La prima misura i ricavi, la seconda l’utile. Una società può essere obbligata alla VAT anche con un utile modesto, oppure restare fuori dalla VAT pur avendo obblighi di corporate tax. È uno degli errori più frequenti fra chi gestisce i conti da solo nei primi mesi.
Contabilità e documenti: cosa va tenuto e per quanto
Una società emiratina deve tenere una contabilità ordinata e coerente con l’attività indicata nella licenza commerciale. La pagina del commercialista di Trasferisciti a Dubai elenca gli adempimenti che ricorrono più spesso: tenuta della contabilità secondo le norme locali, redazione e deposito dei bilanci, gestione della VAT, documentazione antiriciclaggio richiesta dalle banche e assistenza nei controlli fiscali.
Ognuna di queste voci ha un peso pratico. I bilanci servono per le dichiarazioni, ma anche per il rinnovo della licenza e per i rapporti con la banca. La documentazione antiriciclaggio, quella che negli Emirati si indica con la sigla AML/KYC, è spesso la condizione per non vedersi bloccare il conto aziendale.
Per chi viene dall’Italia c’è una differenza culturale da considerare. Da noi il commercialista è spesso il punto di riferimento per tutto, dal fisco al lavoro. A Dubai le competenze sono più distribuite: il fornitore di servizi societari, la free zone, la banca, il consulente fiscale. Tenere insieme questi pezzi è parte del lavoro.
Le banche guardano i conti prima delle autorità
Un aspetto che le imprese campane scoprono presto è il ruolo delle banche. Negli Emirati le verifiche bancarie sono severe. Un conto aziendale si apre solo se la società sa spiegare da dove arrivano i soldi, chi sono i clienti e perché l’attività ha sede proprio lì.
Una contabilità in ordine aiuta anche in questo. Fatture coerenti con la licenza, estratti conto leggibili, contratti con i clienti: sono gli stessi documenti che servono al fisco e che la banca chiede durante i controlli periodici. Una società con i conti disordinati rischia di perdere il conto prima ancora di ricevere un accertamento.
E in Italia? La parte che non si chiude da sola
Aprire una società a Dubai non chiude automaticamente i rapporti con il fisco italiano. È il punto più delicato, e merita una precisazione.
Dal periodo d’imposta 2024 l’articolo 2 del Testo unico delle imposte sui redditi considera residente in Italia chi, per la maggior parte dell’anno, ha qui la residenza civilistica, il domicilio, la presenza fisica oppure l’iscrizione all’anagrafe. Basta uno di questi elementi. L’Agenzia delle Entrate lo ha spiegato nella circolare n. 20/E del 4 novembre 2024.
Le conseguenze sono due. Se l’imprenditore resta residente in Italia, i redditi che percepisce dalla società emiratina vengono tassati anche qui. E se la società viene gestita di fatto dall’Italia, l’Agenzia può considerarla residente in Italia e tassarne gli utili come se fosse italiana: è la cosiddetta esterovestizione.
Per questo gli adempimenti contabili negli Emirati non bastano da soli. Servono anche scelte coerenti sulla residenza, sulla sede di direzione effettiva e sulla chiusura delle posizioni italiane, a partire dalla partita IVA.
I numeri da segnare
Riassumendo le cifre ufficiali. Corporate tax: 0% fino a 375.000 dirham di reddito imponibile, 9% oltre, dai periodi d’imposta iniziati dal 1° giugno 2023. VAT: aliquota ordinaria del 5%, registrazione obbligatoria oltre 375.000 dirham di forniture in dodici mesi, facoltativa oltre 187.500. Portale per registrazioni e dichiarazioni: EmaraTax della Federal Tax Authority.
Le cifre però sono la parte facile. La parte che decide se l’operazione regge nel tempo è l’organizzazione dei conti dal primo giorno: quale licenza, quale contabilità, quali documenti per la banca e quale posizione fiscale in Italia. Sono scelte che si fanno prima di aprire la società, non dopo il primo controllo.

