Una piccola svista, un documento mancante, un’inezia formale. Chi partecipa a una gara d’appalto sa bene come un banale errore possa costare l’esclusione. Eppure, non tutto è perduto. Esiste un meccanismo, il soccorso istruttorio, pensato proprio per dare una seconda chance, sanando alcune irregolarità. Ma quali documenti possono essere “salvati” e quali invece segnano un destino ineluttabile?
Il soccorso istruttorio è una vera e propria rete di sicurezza, un’ancora di salvezza per gli operatori economici. L’articolo 101 del Nuovo Codice degli Appalti (D.Lgs. 36/2023) lo delinea come un dovere per la stazione appaltante, un gesto di collaborazione per rimediare a mancanze o inesattezze. Attenzione però, non si tratta di un “liberi tutti”. Il principio è chiaro: si possono correggere gli errori formali, ma non modificare la sostanza dell’offerta.

Documenti in salvo: cosa si può integrare e sanare?
Allora, cosa rientra nel perimetro del soccorso istruttorio? L’elenco è piuttosto ampio e riguarda principalmente la documentazione amministrativa. Pensiamo a quelle dimenticanze che non alterano la parità di condizioni tra i concorrenti.
Si possono sanare:
- Mancanze o irregolarità nel Documento di Gara Unico Europeo (DGUE) e in ogni altro documento richiesto per la partecipazione.
- L’omessa presentazione della garanzia provvisoria.
- La mancanza del contratto di avvalimento o dell’impegno a costituire un raggruppamento temporaneo di imprese.
- Qualsiasi inesattezza o omissione che non riguardi il contenuto dell’offerta tecnica ed economica e che non renda assolutamente incerta l’identità del concorrente.
Il concetto di fondo, ribadito da numerose sentenze del Consiglio di Stato, è quello del favor partecipationis: ampliare la platea dei concorrenti per stimolare una maggiore competizione, senza che un eccessivo formalismo pregiudichi il risultato. L’importante è che la documentazione integrata attesti il possesso di requisiti preesistenti alla scadenza del termine per la presentazione delle offerte.
Il confine invalicabile: quando il soccorso non è ammesso
E qui arriviamo al punto cruciale. Qual è la linea rossa che non si può superare? Il soccorso istruttorio si ferma categoricamente davanti alla documentazione che compone l’offerta tecnica e quella economica.
Modificare questi elementi significherebbe alterare il cuore della proposta, violando il principio della par condicio tra i concorrenti. Non è possibile, ad esempio, correggere un prezzo, integrare una relazione tecnica con elementi nuovi o modificare le caratteristiche del prodotto offerto. Come ha chiarito la giurisprudenza, il soccorso istruttorio non può trasformarsi in una sorta di “rimessione in termini” per presentare un’offerta diversa o migliore.
Inoltre, non sono sanabili le omissioni o le irregolarità talmente gravi da rendere assolutamente incerta l’identità del concorrente. In sostanza, la stazione appaltante deve essere sempre in grado di capire chi ha presentato l’offerta. Se l’operatore economico, una volta ricevuta la richiesta di integrazione, non risponde nel termine assegnato (solitamente tra i 5 e i 10 giorni), scatta l’esclusione dalla gara.
In definitiva, il soccorso istruttorio è un istituto di grande civiltà giuridica, espressione dei principi di buona fede e leale collaborazione. Permette di salvare le procedure di gara da errori formali, ma traccia un confine netto a tutela della trasparenza e dell’uguaglianza tra tutti i partecipanti.